giovedì 7 febbraio 2013

I'M A FASHION STYLE

L’altro giorno c’è stato un piccolo scontro domestico genitori-figliagrande, che ha visto le due fazioni combattere per via di una giacca. Chi è genitore penserà alle proprie analoghe esperienze in merito e probabilmente chi ha figlie femmine avrà vissuto molto più frequentemente la frustrazione di cercare di convincere in tutti i modi la pargola a mettere un vestito-pantalone-scarpa-qualsivoglia-capo-di-abbigliamento considerato invece indegno di essere indossato.
L’episodio in se’ dunque è comune e degno di scarsissima nota. Quello che lo rende di un qualche interesse è una duplice considerazione, la prima del tutto avulsa dal fatto di vivere in Cina, perché avviene sicuramente anche in Italia: ma com’è che a quattro o cinque anni questi mocciosi si credono già piccoli esperti di moda? Funziona che lo facevamo anche noi ma non ce lo ricordiamo più? O forse adesso c’è talmente tanta roba nei loro armadi che è inevitabile cominciare presto ad esercitare il diritto di SCEGLIERE?
Cercando di non pormi troppe domande, perché le risposte potrebbero non piacermi, ho però deciso che si può dare un certo margine di scelta alla prole (a 5 anni, non sicuramente a 2), fatta eccezione per i seguenti casi:
-che quello che voglio io sia più funzionale al programma della giornata (non le ballerine quando diluvia e non il vestito elegante quando ha ginnastica a scuola, per dirne un paio)
-che quello che voglio io sia più adatto al clima esterno (non la canotta con meno due)
-che quello che vuole lei sia un travestimento (il vestito da sirena a scuola, quello con la coda e lo strascico, anche no)
-che quello che vuole lei sia totalmente ridicolo (da dove comincio?)
-che quello che vuole lei sia incontrovertibilmente sporco e immettibile
Proprio di questo si discuteva l’altro giorno: il piumino rosa era sporco da far paura e le altre giacche tutte troppo leggere per fungere da alternativa. Ho trovato perfetto per l’occasione un bellissimo impermeabile leggermente imbottito e ancora intonso regalatole dai nonni quest’estate.
Volendo fare i fighi, l’impermeabile è di una super-griffe, è veramente molto elegante e per la cronaca le stava benissimo. Peccato che fosse GRIGIO.
Il grigio non va bene. Il grigio ha il brutto difetto di essere grigio e non rosa, il ché lo rende inviso alla maggior parte delle cinquenni, a meno che non sia ricco, anzi straricco, di lustrini e paillettes. In tal caso il grigio è concesso.
Quello che mi ha realmente indispettito alla fine del nostro scontro, in cui la povera Alice è andata a scuola versando calde lacrime sopra il suo fichissimo trench - e qui arriva la mia seconda considerazione - è stata la motivazione che ha addotto: metter quel capo significava essere presa in giro da una certa Amy e dalle sue due discepole.
Amy è una sua compagna di classe coreana, che ha una vera e propria ossessione, chiaramente inculcata dalla madre che veste e si atteggia nello stesso modo, per i vestiti. Non voglio generalizzare ma alla scuola di Alice quasi tutte le bambine coreane hanno questo tipo di atteggiamento: i coreani (Ricchi? Benestanti? Arricchiti?) mandano a scuola le figlie come se si trattasse di andare a Pitti Bimbo.
Salvo che Pitti Bimbo di Seoul non è proprio come quello di Firenze, dal momento che poggia su alcuni precisi capisaldi: pizzo, trine, fiocchi in quantità, tacchi, colori sgargianti, e se possibile, qualcosa di peloso e con motivi animalier.
Giusto per farvi capire di cosa sto parlando, ecco una piccola carrellata del “genere” Amy.
No, dico. A cinque anni. Alla scuola materna.

Capirete bene che essere messa all’angolo come una inesperta di moda da parte di una mocciosa vestita da Suri Cruise in versione tamarra mi ha francamente infastidito. Per cui anziché fare a mia figlia un discorso maturo sull’importanza dell’essere rispetto all’apparire, sulla sostanza contro l’estetica fine a se stessa, ho cominciato a sbraitare che se Amy le avesse detto qualcosa, avrebbe dovuto ribattere che lei è ITALIANA. E se c’è una cosa che sanno fare gli italiani è vestirsi (mica sempre vero...) e vestirsi bene.
E avere gusto.
E che cavolo.
Siamo alla deriva, abbiamo una classe politica che fa pena, il paese è in crisi, ci dobbiamo quasi vergognare della nostra nazionalità, almeno lasciateci essere fieri di come ci vestiamo.
Il canto del cigno, insomma.

14 commenti:

  1. Le ultime tre righe sono sconvolgentemente vere :(
    Mila

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  2. Anche le altre tue affermazioni sono vere, ma non così sconvolgentemente...(il correttore del testo mi segna sempre implacabilmente in rosso il mio lungo originale avverbio...si vede che lui non è italiano, altrimenti capirebbe e non lo correggerebbe...)
    Mila

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    1. Al massimo possiamo offrire al correttore delle alternative: rabbiosamente, vergognosamente, e via così...

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  3. :-( ho riso fino all’arrivo della Bulla vestita da Hallo Kitty dopo di che non c’ho più visto :-( mannaggia ad Amy

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    1. Naturalmente ieri è venuto fuori che Amy è la sua "migliore amica"....

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  4. Come si dice in coreano kitsch?
    nb. anche io sono arrivata alle ultime 3 righe e mi sono intristita da mori'...

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  5. hau ragione da vendere. Non so cos'altro dirti. Cora

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  6. e io che le bullette che stramazzano le balle sui vestiti le ho qui nella bassa piemontese, cosa faccio? Per fortuna l'Infanta dopo un periodo di crisi s'è affrancata e le manda a stendere.

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    1. Tra la bassa piemontese e il sud della corea vedo potenziali similitudini!
      :-)

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  7. la soluzione arriva quando le mandi in una scuola in cui c'e' l'uniforme, uguale per tutti e non ci sono alternative. e anche la quantita' di extra vestiti nell'armadio, si riduce in maniera esponenziale.
    per amy, concordo sulla superiorita' modaiola italiana e per il grigio... beh, prova a metterle una bella sciarpa colorata o un bel cappello (riesci? ahahaha) con il pon-pon e qualche - non troppi - brillantino?
    in bocca al lupo e a presto per il solito caffe'.
    cris

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  8. Geniale: metto un po' di luccichi sul trench e il gioco é fatto!
    ;-)

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