martedì 25 settembre 2012

UN GIORNO COME TANTI

Ho pensato di raccontarvi del fine settimana che abbiamo  appena passato in montagna: la prima vera uscita vacanziera in Cina, per giunta in formazione multifamiliare (quattro famiglie, otto adulti, sette bambine, un infelice bambino, tre van, un autista obeso). Ma in realtà non mi va più di tanto, forse perché avevo fantasticato di corredare il post con tante fotografie della foresta di bambù, ma poi ho dimenticato a casa la macchina fotografica e mi sono incazzata da sola. 
O forse perché è stato solo un bel week end con amici e con bambini chiassosi, che – nonostante la pioggia – si sono divertiti parecchio e non c’è molto di esotico da raccontare, se si esclude che abbiamo cenato in orari molto cinesi, con cibi molto cinesi, preparati dalle ayi della casa che abbiamo affittato. Ovviamente ayi molto cinesi pure loro, che si pulivano le unghie nei pressi della carne del nostro barbecue e che lavavano le tovagliette della colazione nello stagno limaccioso fuori di casa. 
Ma che ci vogliamo fare? That’s China. 
Bisogna solo non pensarci e – tutto considerato – le cene così un po’ “cheratinate” erano pure buone.

Ho pensato anche di raccontarvi che ieri la scuola delle bimbe era chiusa, a causa di un fantomatico meeting politico nell’area dello zoo, quindi per motivi di sicurezza anche la scuola, che è all’interno dello stesso  parco, è stata costretta a saltare le lezioni. Per questo motivo ho deciso di portare Alice dal parrucchiere e le ho permesso di fare la piega liscia, come da lei desiderato (lo so, ha cinque anni, non dovevo…). La cosa divertente è stata che nel pomeriggio chiacchieravo con un’altra mamma del compound e le raccontavo che Alice aveva fatto la piega. Lei, madre di due figli maschi, mi ha guardato stranita e dopo qualche secondo ha capito: “Scusa” – mi ha detto – “ma io ho due maschi: la piega per me vuol dire fare il bulletto con la bicicletta”.
Eh, beati i maschi. Così elementari.

Ho pensato di raccontarvi pure che mi sento un po’ demotivata, perché sto aspettando ancora in gloria che inizi il lavoro grosso che mi hanno proposto in luglio e che, per varie cause, è ancora in forse. E questo mi ha un po’ frustrato, soprattutto perché non avevo programmato nessuna altra attività per me stessa. Ora devo risolvermi a riprendere le fila dei miei impegni: lezioni di cinese, scuola di cucina cinese, varie ed eventuali. Se poi mi chiamano per quel lavoro, mollerò tutto o ridurrò gli impegni, tanto non è nulla cui essere legata a filo doppio.

A dire il vero, quello che ho voglia di fare oggi è solo fare gli auguri alla mia mamma, che domani compie gli anni. Anni importanti, si direbbe. Ma poi non è nemmeno così rilevante quanti sono. Mi piacerebbe essere lì per portarle un mazzetto di fiori, come quando ero piccola. Mai le rose però, perché quelle le portano gli innamorati. E mai un dolce, che alla mia mamma i dolci non piacciono. Mi piacerebbe arrivare a metà mattina, prendere il caffè insieme nella cucina sempre un po’ buia, chiacchierare delle solite cose, il suo custode idiota, il vicino rumoroso, le nipoti, il lavoro che è sempre uguale, le prossime vacanze. E magari rimanere a mangiare, “pizzetta e insalata”, ché a casa mia l’hamburger si chiama in questo modo assurdo da sempre, pizzetta.
E poi tirarle le orecchie e abbracciarla forte e baciarla sulle guance morbide che profumano di buono, ché alle mamme fa sempre piacere.
Ma anche alle figlie. Specie se sono lontane.
Auguri mammazza.

Anche da Alice!

10 commenti:

  1. credo che sia bellissimo per tua mamma avere una figlia come te!
    un abbraccio,
    cris

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  2. Questo non me lo dovevi fare! Sto allagando il tavolo...Stronzina Ma

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    1. E' il solo regalo che riuscivo a fare a distanza!

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  3. ciao mi hai veramente veramente commosso:)bhe tanti auguri alla tua mamma anche da parte mia:)un bacio

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  4. Auguri anche da parte mia!
    La foresta di bambù? Chissà che meraviglia!

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    1. Bella in effetti. O forse più che altro suggestiva.

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