lunedì 8 giugno 2015

RITORNARE PRIMA DI PARTIRE



Riprendere le fila del blog dopo mesi di inattività e soprattutto quando mancano solo tre settimane alla tanto agognata pausa estiva - ivi incluso il rientro in Italia - ha forse un po’ poco senso. Tuttavia, lo prenderò come esercizio di stile per vedere se sono ancora in grado di scrivere qualche bella minchiata e se soprattutto c’è ancora qualche disgraziato che ha voglia di leggerla.
Il tema del giorno potrebbe essere: “Cosa è successo negli ultimi otto mesi della mia vita che valga la pena di essere condiviso con la comunità.” E di cosa ne sono certamente accadute, come nella vita di tutti, immagino.

Se devo attenermi essenzialmente alla mia vita IN RELAZIONE alla Cina e alla mia vita in Cina, ecco un simpatico specchietto riassuntivo, che come ricorderete mi piacciono tanto.
-LE FIGLIE Sono ovviamente cresciute ed hanno trascorso l’anno scolastico, in un caso ad imparare un sacco di cose con grande entusiasmo e nell’altro a cercare tutti i modi possibili di evitare qualsiasi forma di apprendimento con la medesima pervicacia ma, appunto, con opposta volontà. Drammaticamente, chi dovrebbe studiare perché si deve e non perché si vuole, è Alice che però ama la scuola come un brufolo sulle chiappe. E’ riuscita a cacciare di casa la tutor di cinese, che si presentava il lunedì pomeriggio, gridando come una pazza di non aver bisogno delle sue ripetizioni (asserzione rivelatasi in effetti vera), ha bigiato la lezione di italiano del giovedì pomeriggio un discreto numero di volte adducendo mal di pancia, slogature, principi di svenimenti e gomiti a contatto con il ginocchio ed ha chiaramente fatto capire a tutti che lei e la matematica non sono grandi amici. Anzi, proprio si odiano di un odio feroce. Così, mentre la figlia di quattro anni e mezzo macina già che 1+2 fa 3, quella di quasi otto ha seri problemi a fare 3x0. Si dice che l’estate porta consiglio, o forse non si dice, ma spero ardentemente che sia vero.
-IL LAVORO Una certa deriva del figliame è stata legata all’avere intensificato un tantino il numero di ore al lavoro. Questo fino al mese di maggio, quando finalmente ho deciso di lasciare. Sensazione in fondo strana dopo un anno e mezzo di lavoro cinese, che – onestamente – stentavo a mollare per paura di ritrovarmi nuovamente casalinga più o meno disperata. Se escludiamo le prossime due settimane e mezzo pre partenza in realtà ho diverse idee per l’anno prossimo. Vedremo che ne farò. Quel che posso dire è che lavorare con i cinesi è piuttosto complicato, soprattutto se parliamo di una realtà interamente localee non di una azienda occidentale che in qualche modo importa qui il proprio know-how e parte delle proprie abitudini. Solo cinese significa SOLO cinese. Significa anche che c’è gente che non sa nemmeno due parole di inglese e quindi il tenore della conversazione – le mie - ha del drammatico (considerando il mio livello linguistico) e non si scosta da informazioni primarie quasi mai legate al lavoro. Vero è che anche loro parlano parecchio di cose piuttosto basiche: dove mangiare, quando mangiare, cosa mangiare e a che ora andare a casa. Punto. Quindi forse dopo tutto ero sul pezzo.
-LA CORSA. Negli ultimi otto mesi ho perso dieci chili che poi sono risaliti a otto. A prescindere dal come io li abbia persi, un certo impatto lo ha avuto l’aver cominciato a correre come una pazza tre volte alla settimana. E non è che io sia propriamente una sportivona. Ma – devo ammettere – la corsa è una strana bestia, è tutto un fatto di testa. Inizi, migliori, molli e poi ricominci sempre di testa. E poi crea una strana dipendenza fisica, tipo il fumo, in un certo senso. Se non corri non ti senti bene, ti manca qualcosa e senti che devi, DEVI proprio andare di nuovo, perché altrimenti qualcosa non va. E in questo, la città offre un terreno estremamente favorevole. Non perché le strade siano particolarmente sicure. Come sapete qui guidano col culo, per usare un francesismo, però se ti tieni sulla ciclabile a lato strada, schivi i carretti, le ayi dementi, i motorini con quattro passeggeri,  gli sputatori professionisti, le aree a bordo mercato dove la tua scarpina nuova si inzacchera e scivola nella melma maleodorante, se ti metti le cuffie a volume 100 e ti isoli dal mondo, allora non c’è posto migliore, perché nessuno ti darà fastidio, anche a tarda ora, perché c’è spazio infinito e puoi andare avanti talmente a lungo che poi ti tocca prendere un taxi per ritornare indietro.  
-I CINESI. Che dire. Tempo fa girava su Wechat (una cosa a metà tra Facebook e Wattsapp) una simpatica e quanto mai vera teoria del rapporto tra expat e Cina. In sostanza si identificavano 5 livelli evolutivi dello stato d’animo nei confronti del paese che ci ospita e soprattutto del popolo che lo abita. Livello 1: l’iniziato.  Terrorizzato da tutto ciò che lo circonda (folla, sporcizia, sputi, rutto libero, cibo) l’iniziato mangia solo in locali occidentali, non si stacca mai da Skype, cerca disperatamente una VPN per collegarsi a Facebook, paga tutto troppo e essenzialmente o ama o odia cordialmente tutto ciò che lo circonda. Livello 2: il possibilista. In questa fase, l’espatriato comincia ad apprezzare quanto di buono Shanghai ha da offrire: compra il motorino, azzarda qualche ristorante cinese, comincia a viaggiare, scarica Wechat (appunto) e coraggiosamente fa pure la pipì in un bagno pubblico. Livello 3: l’amante. A questo stadio, l’espatriato comincia a prenderci gusto e non perde occasione di sperimentare ogni sorta di divertimento locale, dagli happy hours alle lady nights. Inoltre, intensifica leggermente le proprie lezioni di cinese, apre un conto corrente in una banca locale e comincia a spendere più tempo a chiacchierare con la propria ayi che non con la propria madre. Livello 4: il veterano.  Si è veterani quando si ha accumulato una buona esperienza nella contrattazione in ogni sorta di mercato, si compra online con Taobao, non si usa più Facebook come prima e si viaggia sempre più spesso alla scoperta della Cina (vera). Il quinto ed ultimo livello è il peggiore: l’insofferente. Costui comincia a litigare per le pessime maniere dei cinesi dopo cinque minuti che è uscito di casa, tira le madonne quando guida, realizza di aver bevuto troppo negli ultimi anni, é essenzialmente insofferente a tutto e tutti e si rende conto che ciò che trattiene in questo paese è un senso di convenienza e non di reale affezione.
Personalmente, ondeggio tra il quarto ed il quinto livello più o meno venti volte al giorno. Mi chiedo se non sia il caso di cambiare aria. Con la totale consapevolezza che una volta partita, tutto questo mi mancherebbe parecchio.

8 commenti:

  1. Ciao,
    sono contenta che hai ricominciato a scrivere :).
    Non vedo l'ora che tornate dalle vacanze ;).
    Un bacione,
    Manuela & Co

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    1. Se ho ripreso, in parte direi che é "colpa" tua! :))

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  2. Non vedevo l'ora che scrivessi, adesso non sparire di nuovo ^_^

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  3. Bentornata! Era ora....;-)
    Mara

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  4. Risposte
    1. momento momento quell 'come eravamo' non mi piace per nulla :(

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